Sono andata a vedere The Dog Stars al cinema e qui le mie riflessioni sui cani, gli attori e l’ansia per l’ambiente

Sono andata a vedere The Dog Stars – Le stelle dopo la fine il giorno dopo avere intervistato Amitav Ghosh per il suo ultimo romanzo (l’intervista la trovate il 2 settembre su F). La cosa che mi aveva attratto nei video promozionali era il cane, Jasper. Un magnifico esemplare di Malinois che, in molti atteggiamenti ed espressioni, mi ricordava la mia Maya, la Terveuren che vive con me da 7 anni. Ma al di là del bel rapporto uomo-cane, che occupa la prima parte del film, quello che mi sono trovata davanti è stato l’ennesimo avvertimento: il mondo sta collassando.
Non è una novità. Il film di Ridley Scott ripercorre alcune ossessioni di Ridley Scott (ancora rimpiango Alien e Blade Runner), ovvero un futuro apocalittico. Strada del resto già battuta da film come il recente L’ultima missione: Project Hail Mary con Ryan Gosling e tanti altri. Per non parlare di romanzi come La strada di Cormac McCarthy (Einaudi), che per me rimane il migliore.
The Dog Stars è tratto da un romanzo di Peter Heller, Le stelle del cane (Rizzoli) che è uscito in Italia nel 2013. Heller immagina che il mondo sia stato decimato da una pandemia. Rimangono macerie, pochi uomini che si muovono in branco o solitari come Hig, che nella pellicola è interpretato dal bravo Jacob Elordi (perché è doppiato sempre così male?) che vive in un hangar tra le montagne del Colorado con un ex militare, Bangley, che ha la bella faccia abbronzata di Josh Brolin, e Jasper.

Ciò che sorprende è come Heller abbia previsto il Covid con dieci anni di anticipo, un dettaglio che viene subito in mente guardando il film di Ridley Scott. Del resto, una pandemia è presente anche in Io sono leggenda con Will Smith (dove, tra l’altro, c’è un cane e le città ricordano quelle del film di Scott), ma lì è causata da un virus del morbillo geneticamente modificato. Il romanzo da cui è tratto risale al 1954 ed è di Richard Matheson. Questo dimostra ancora una volta quanto gli scrittori siano sempre avanti rispetto ai tempi.
Ed è qui che ritorniamo a Ghosh, perché lo scrittore indiano ha da sempre dedicato grande attenzione alle questioni ambientali. Nel 2006 ha pubblicato un importante saggio intitolato La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile, in cui invita scrittori, lettori e cittadini a immaginare la catastrofe per poterla affrontare consapevolmente. La sua narrativa è infatti ricca di storie che spingono a cambiare prospettiva, a ristabilire un contatto profondo e armonioso con la natura, evitando che il cambiamento climatico e i disastri ambientali diventino esclusiva materia degli scienziati.
Ridley Scott sembra aver raccolto in parte il testimone. Il suo film racconta di solitudini e del bisogno di ristabilire legami autentici con la natura. La storia è ambientata tra le montagne di Trasaghis, in Friuli, un luogo splendido e finora poco frequentato (speriamo che il film non porti all’overtourism). Qui Hig sorvola con il suo Cesna e, a un certo punto, scopre una fattoria dove vivono Cima (Margaret Qualley, perfettamente a suo agio nel contesto bucolico) e il padre Pops (Guy Pearce).

Nel mezzo si susseguono incontri un po’ confusi e inquietanti: bande di cattivi affamati e violenti, simili a quelli descritti da Cormac McCarthy; un’oasi apparentemente paradisiaca che si rivela un vero e proprio incubo; e un villaggio di mennoniti che, grazie al loro isolamento dalla società consumistica, rappresentano un’alternativa autentica. Il messaggio è chiaro: stiamo distruggendo noi stessi con le nostre azioni, e la speranza risiede nel prendersi cura della natura e delle relazioni umane. Considerando che purtroppo i libri sono sempre meno letti, chissà se Jacob Elordi riuscirà almeno a farci riflettere e a modificare qualche nostro comportamento.
Per quanto riguarda Jasper: chi ha un cane invidierà il suo self control e la capacità di rispondere ai comandi (tipico dei malinois) ma leggo nel pressbook che è stato interpretato da tre cani diversi, e identici, tutti addestrati nei pressi di Roma. «Uno era addestrato per rotolarsi nell’erba con Jacob, uno per stare seduto in silenzio e un altro ancora era in grado di attaccare». E quello che abbiamo visto sul red carpet nei video di Instagram qual era dei tre?
